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martedì 13 gennaio 2015

Quanto costa veramente un cocktail?

 


Quanto costa, al barman, o comunque al proprietario del locale, un cocktail? In alcuni locali i cocktail a volte vengono venduti anche a 8€. Addirittura molto spesso un cocktail in una discoteca arriva a costare anche 10€. Ma quanto ci hanno guadagnato su quel cocktail? Ecco una lista di alcuni cocktail con i loro relativi costi.
(N.B. i costi sono calcolati in base alla quantità di prodotto versato in conformità con la ricetta "originale". Inoltre i costi sono calcolati tenendo conto del fatto che vengano usati prodotti di media qualità, nè prodotti da discount, nè prodotti premium. Inoltre questi costi non tengono conto della spesa sostenuta per cannucce o bicchieri usati, ma solo per il cocktail in sè. I prezzi sono arrotondati per difetto o per eccesso.)




lunedì 12 gennaio 2015

I migliori 50 bar del mondo


Vi siete mai chiesti quale sia il miglior cocktail bar del mondo? Beh, la risposta ce la da ogni anno il sito worlds50bestbars.com che ogni anno stila la classifica dei migliori 50 cocktail bar nel mondo. Nella lista ci sono solo 2 bar italiani. I padroni della lista sono i locali Londinesi e New Yorkesi, nei primi 10 posti infatti, ben 3 locali si trovano a Londra e altri 3 a New York. Ecco la lista stilata ad ottobre 2014 e "valida" fino ad ottobre 2015:
1. The Artesian — Londra
2. Dead Rabbit — New York
3. Nightjar — Londra
4. Attaboy — New York
5. Employees Only — New York
6. Canon — Seattle
7. Baxter Inn — Sydney
8. American Bar, Savoy — Londra
9. High Five — Tokyo
10. 28 Hong Kong Street — Singapore
11. Connaught Bar — Londra
12. Happiness Forgets — Londra
13. The Aviary — Chicago
14. Nomad Bar, Nomad Hotel — New York
15. Nottingham Forrest — Milano
16. Smuggler’s Cove — San Francisco
17. Candelaria — Parigi
18. PDT — New York
19. Bulletin Place — Sydney
20. White Lyan — Londra
21. Buck & Breck — Berlino
22. Broken Shaker — Miami
23. 69 Colebrooke Row — Londra
24. Hemingway Bar — Praga
25. Le Lion Bar de Paris — Amburgo
26. Door 74 — Amsterdam
27. Three Dots and a Dash — Chicago
28. The Jerry Thomas Speakeasy — Roma
29. Chainaya Tea & Cocktails — Mosca
30. Everleigh — Melbourne
31. Eau de Vie — Sydney
32. Bramble — Edinburgh
33. Trick Dog — San Francisco
34. Dry Martini — Barcellona
35. Clover Club — New York
36. Drink — Boston
37. Black Pearl — Melbourne
38. Schumann’s — Monaco di Baviera
39. Floreia Atlantico — Buenos Aires
40. Star Bar, Ginza — Tokyo
41. Delicatessen — Mosca
42. Quinary — Hong Kong
43. Cure — New Orleans
44. Tales and Spirits — Amsterdam
45. Maison Premiere — New York
46. La Capilla — Messico
47. Limantour — Città del Messico
48. Shady Pines — Sydney
49. Callooh Callay — Londra
50.Williams and Graham — Denver

martedì 22 aprile 2014

I 10 migliori drink da bere sulla spiaggia!





Ogni anno in spiaggia è la stessa cosa, si vuole bere qualcosa, ma cosa bere? Ecco la lista dei 10 migliori cocktail da bere in spiaggia, secondo Il Mondo Dei Cocktail, con il link per avere la ricetta (basta cliccare sul nome del cocktail):

  1. Mojito
  2. Daiquiri Frozen
  3. Caipiroska alla fragola
  4. Pina Colada
  5. Punch Cubano
  6. Jamaican Mojito
  7. Blue Hawaii
  8. Margarita
  9. Moscow Mule
  10. Evening In Paris

venerdì 7 marzo 2014

Gli alcolici più costosi al mondo!

Il clima italiano quasi proibizionistico delle ultime settimane, caratterizzato dall’aumento vertiginoso delle accise sulle bevande alcoliche, ha orientato il mio interesse verso gli alcolici col maggior prezzo d’acquisto al mondo.
Da qui il mio report sulla top 5 degli alcolici più costosi del pianeta:

5. BOMBAY SAPPHYRE REVELATION


















 Ideato da Kim Rashid in collaborazione con Garrard e Baccarat per Bombay Sapphire, Revelation è frutto di un’attenta combinazione tra gin, lusso e design. La bottiglia presenta la forma di un grossa gemma con dieci facce principali, che richiamano i dieci ingredienti; il tappo è decorato con zaffiri e diamanti. Il costo per bottiglia è di 200.000 dollari, ma l’azienda produttrice ha fatto sapere che devolverà  in beneficenza tutto il ricavato della vendita di Revelation, per la cura dei bambini nei paesi più poveri.



 4. PASION AZTECA & PLATINUM LIQUOR BOTTLE by TEQUILA LEY.925





















 Nelle 33 bottiglie di questa edizione limitata, platino e oro bianco, è contenuta una miscela di Tequila fatte invecchiare per 10 e 5 anni in una segreta località del Messico. Nel luglio del 2006, un collezionista privato ha acquistato il lussuoso prodotto Tequila Ley al prezzo di 225.000 dollari.



 3. THE MACALLAN 64 YEARS OLD IN LALIQUE – CIRE PERDUE 3
























E’ un pezzo d’arte unico, quello venuto fuori da un connubio di creatività e maestria, targato The Maccalan – Lalique, e creato appositamente per celebrare il 150° anniversario della nascita di René Lalique, ovvero il glass designer per eccellenza. La bottiglia da 1,5 l è stata realizzata utilizzando la tecnica della fusione a cera persa ed è stata venduta ad un’asta organizzata in collaborazione con Sotheby ‘s il 15 novembre 2010 a New York. L’acquirente se l’è aggiudicata per ben 460.000 $, istituendo così il record del mondo del whisky più costoso mai venduto all’asta. Tutto il ricavato è stato destinato alla costruzione di pozzi e acquedotti nei paesi in via di sviluppo.



 2. DIVA VODKA






















 Ogni bottiglia Diva Vodka presenta una sezione di vetro estraibile, contenente pietre preziose. La possibilità di personalizzare il recipiente rende il prodotto stesso un tesoro personale. Infatti, la scelta delle gemme può cambiare a seconda dei gusti del cliente, motivo per cui anche il costo unitario di Diva Vodka varia da 3.700 fino a 1.060.000 di dollari.

  

1 HENRI IV DUDOGNON HERITAGE COGNAC GRANDE CHAMPAGNE






















In vetta alla classifica degli alcolici più costosi di sempre si posiziona il soprannominato “DNA del cognac”. La bottiglia in platino e oro 24 carati, decorata con 6.500 diamanti taglio brillante dal famoso gioielliere Jose Davalos, racchiude 100 cl di Cognac Grande Champagne, invecchiato per oltre 100 anni, con tenore alcolico del 41%. Valore economico e piacere estetico si coniugano così in un cognac extra lusso da  2.000.000 di sterline.


[Fonti: http://www.marcellobattello.it e www.ealuxe.com]

domenica 29 settembre 2013

Quante calorie ha un cocktail?



Vi siete mai chieste quante calorie ha un cocktail? Beh io l'ho fatto, e i risultato mi hanno un po' sorpreso. Ecco una lista delle calorie di alcuni tra i cocktail più famosi! (N.B. le calorie sono indicate in base al classico bicchiere nel quale vengono serviti i drink, per esempio nel caso dell'alexander le calorie sono calcolate se si beve una coppetta classica da cocktail, nel caso del B52 le calorie sono calcolate se si beve uno shot ecc ecc)
  • Americano: 90 kcal
  • Alexander: 240 kcal
  • B52: 103 kcal
  • Bellini: 94 kcal
  • Bloody Mary: 138 kcal
  • Caipirinha: 253 kcal
  • Martini Cocktail: 145 kcal
  • Manhattan: 155 kcal
  • Margarita: 255 kcal
  • Daiquiri: 165 kcal
  • Mojito: 200 kcal
  • Pina Colada: 260 kcal
  • Aperol Spritz: 80 kcal
  • White Russian: 270 kcal
  • Gin Tonic: 120 kcal
  • Negroni: 140 kcal
  • Vodka (Liscia) & RedBull: 200 kcal
  • Vodka (alla frutta) & RedBull: 218 kcal
  • Irish Coffee: 176 kcal


sabato 18 maggio 2013

Gli alcolici più forti del mondo.



Pensate che la vodka o il rum che avete bevuto il sabato scorso fossero davvero forti? Beh vi sbagliavate, e con questo post ve lo dimostro. Vi siete mai chiesti quali siano gli alcolici più forti al mondo? Oggi qui vi mostrerò i 5 più forti alcolici del mondo. (N.B. Nella classifica non ho inserito l'alcool puro, che arriva a 95°, perchè quello non può essere bevuto liscio, ma viene usato per la preparazione di liquori o comunque allungato con zuccheri e aromi).

5. Fuoco Di Russia 70%vol
 
Il Fuoco di Russia viene prodotto sin dal 1886. Ha 70° e va bevuto ghiacciavo. Oggi è molto difficile da trovare, ma in rete, se cercate bene lo si può trovare per 15/20€.
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4. Latte di Suocera 75%vol


Il latte di suocera è un liquore centerbe secco ad alta gradazione alcolica, pari a 75%vol. Viene utilizzato nella preparazione di cocktail flambé. Il bizzarro nome fa riferimento al senso di bruciore che si avverte in gola in seguito all'assunzione del liquore che per analogia richiama lo stereotipo della suocera acida e poco sopportata. Il prezzo oscilla tra i 20/25€.
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3.  Absinthe Jacques Senaux Black 85%vol
L'assenzio Jacques Senaux Black è una particolare qualità di assenzio prodotto da Jacques Senaux che, a differenza di molti assenzi, è nero invece che verde. L'assenzio "classico" di solito si aggirà tra i 60/70°, questo invece arriva addirittura a 85°! Se cercate in rete lo potete trovare a 35/40€.
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2. Poitìn 90%vol
Il Poitìn è un distillato di malto irlandese. Ci sono diverse qualità da Poitìn, da quelle di 60° fino a quelle di 90°. Dal 1661 è stata dichiarata illegale la produzione di Poitìn fatto in casa! Fare il Poitìn è diventato legale solo nel 1989, e comunque nell'Irlande del Nord oggi è ancora illegale produrre Poitìn. Oggi nel mondo solo due aziende irlandesi possono ufficialmente produrre Poitìn: la Bunratty Mead and Liqueuer e la Knockeen Hills Poteen, ciò fa si che il prezzo di questo distillato sia piuttosto alto: una bottiglia da 50cl di Poitìn a 90° arriva a costare anche 60€.
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1. Gocce Imperiali 92%vol












Le gocce imperiali sono sono un distillato d'erbe prodotte dai monaci della certosa di Pavia.Diluite con acqua, sono utilizzate come digestivo. Vengono impiegate anche per correggere bevande come caffè e tè. L'assunzione non diluita è fortemente sconsigliata perché l'alta gradazione alcolica può provocare lesioni, irritazione, arrossamento e semiparalisi delle corde vocali. Hanno una gradazione alcolica di 92° e un gusto di anice. Tra gli ingredienti troviamo lo zafferano che gli conferisce il tipico colore giallognolo. Il prezzo è di 10/12€ per delle bottigliette da 20cl.

mercoledì 15 maggio 2013

Ricette Cocktail semplici con pochi ingredienti



Molto spesso ci capita di trovare ricette di drink che sembrano squisiti, ma nei quali ci sono 6 o 7 ingredienti diversi (come il Japanese Ice Tea o il Long Island Ice Tea) o drink con ingredienti difficili da trovare per chi non ha un bar (come il Galliano o il Parfait d'amour), così ho deciso di fare una lista di alcuni drink da poter preparare spendendo poco e avendo a disposizione 2 o 3 ingredienti. Ecco la lista:

giovedì 4 aprile 2013

Come capire se il vino sa di tappo?



Come si fa a dirlo con certezza? Spesso alcuni consumatori contestano una bottiglia di vino dicendo che sa di tappo, ma poi si scopre che non era così, magari era un altro difetto oppure solo la fantasia e la voglia di mettersi in mostra quali “esperti”.
Ci sono alcune semplici regole che ci possono aiutare.
Per iniziare, se il tappo sa di vino, il vino non sa di tappo e possiamo già escludere il difetto.
Sentiamo bene l’odore del tappo, sia la superficie tonda che il profilo, poi sentiamo l’odore del vino, gli odori che ti devono mettere in allarme sono questi: quotidiano ammuffito, cemento fresco, cane bagnato e calzino stantìo.
Se siamo ancora in dubbio possiamo assaggiare il vino e se il dubbio persiste ancora possiamo diluire il vino con un po’ d’acqua. Infatti l’alcol in parte nasconde il difetto e aggiungere acqua fa accentuare il difetto stesso.

Un altro accorgimento è quello di aumentare la temperatura della piccola quantità messa nel bicchiere, in modo che la percezione delle molecole maleodoranti venga amplificata. Qual è la probabilità che un vino abbia il difetto di tappo? Qualche anno fa il rischio poteva arrivare addirittura al 7/8%, oggi i sugheri sono selezionati con sempre maggiore cura e il rischio è sceso al 2/3%.
Il colpevole è una molecola chiamata Tricloroanisolo, la sostanza che conferisce il cosiddetto sentore di tappo nel vino. Si tratta di un fungo, l'Armillaria mellea, parassita della quercia da sughero. Nel caso il fungo si sviluppi in un tappo di sughero, si avrà la formazione di tricloroanisolo (TCA), quale prodotto del metabolismo secondario, che conferirà al vino il tanto odiato sentore.
L’armillarea mellea in realtà è un fungo mangereccio molto diffuso, chiamato comunemente chiodino.

venerdì 31 agosto 2012

Ricette Cocktail a base di Coca Cola


Da quando la Coca Cola è entrata in commercio, e ha avuto il grande successo che tutti conosciamo, i barman hanno iniziato ad inventare ricette ed abbinamenti che riuscissero ad intrigare il cliente creando gusti nuovi. Oggi esistono numerosissimi modi di bere la Coca Cola, dai cocktail più "complessi" come il Long Island Ice Tea, fino ad arrivare a quelli più semplici come il Whisky & Coca. Di seguito vi posto alcuni cocktails e alcuni abinamenti da provare con la Coca.


mercoledì 29 agosto 2012

Come bere l'assenzio?



L'assenzio è un distillato ad alta gradazione alcolica all'aroma di anice derivato da erbe quali i fiori e le foglie dell'Artemisia absinthium, dal quale prende il nome. L'assenzio, conosciuto anche con il nome di "Fata Verde", è stato reso famoso dai poeti maledetti che erano soliti bere assenzio per riuscire a scrivere le loro opere. Ma come si beve l'assenzio? Per bere l'assenzio c'è una sorta di rituale da seguire. Due sono i modi principali per bere l'assenzio.
  • In un tumbler basso versare 4 cl di assenzio e porre sul bicchiere il tipico cucchiaino da assenzio, pogiarci sopra una zolletta di zucchero e far gocciolare dell'acqua sulla zolletta fino a scioglierlo completamente nell'assenzio, e gustare
Questo è il modo migliore di gustare l'assenzio (secondo me e secondo molti). Altri invece usano un metodo diverso, più scenico ma comunque efficace che è così composto:
  • In un tumbler basso versare 4 cl di assenzio e porre sul bicchiere il tipico cucchiaino da assenzio, pogiarci sopra una zolletta di zucchero e far coggioclare dell'assenzio sulla zolletta, dar fuoco alla zolletta ed aspettare che la zolletta caramellizzi. Quando lo zucchero sarà quasi del tutto sciolto, lasciar cadere lo zucchero nel drink, mescolare e bere.

giovedì 30 dicembre 2010

La Vodka

La parola Vodka, appare per la prima volta nelle cronache russe verso il XVI° secolo. L'etimologia, risale al termine polacco Woda e al russo Voda, che significa acqua. La parola andò a sostituire il più antico Okavita di chiara derivazione dal latino acqua vitae. La sua invenzione viene combattuta fra Russia, Polonia e la Finlandia, ma la Polonia è quella meglio accreditata fra le tre.
A quei tempi, la vodka veniva usata come medicamento per una infinità di malanni, compreso il mal d'amore, oltre ad assegnarli poteri magici.
Ivan il terribile, fu costretto ad emanare due editti per limitare i consumi di vodka, sottoponendo perfino alla tortura i contravventori.
Per fortuna non tutti si chiamavano Ivan il terribile, e Pietro il grande, stimolò i produttori ad ottenere un prodotto sempre migliore, considerando figli della patria coloro che apportassero migliorie alla produzione.
Fra questi, il più noto Porfirij Everev che per primo usò la polvere di carbone di betulla nella filtrazione di quello che allora veniva anche chiamato vino di grano.
Fu però l'accademico Tovij Loviz che perfezionò definitivamente la tecnica di produzione ancor oggi in uso.




Produzione
La produzione ricalca quella del gin, con la saccarificazione dei cereali attraverso un immersione in acqua calda, con aggiunta di lieviti per la fermentazione e successiva distillazione del prodotto. La distillazione avviene con alambicco continuo e deve dare uno spirito a 96°C di alta qualità estremamente puro con non oltre i 10 grammi d'impurità totale per 100 litri di alcol puro.
Il grado alcolico viene abbassato con acqua di pozzo, con regole ben precise per sottrarre le sostanze organiche e naturali, attraverso sostanze chimiche e filtrazioni.
All'uscita dell'alambicco, lo spirito non è ancora vodka, i russi seguono un procedimento per cui lo spirito viene acido citrico, bicarbonato di sodio e zucchero bianco in polvere. Il tutto viene agitato in mescolanti muniti di agitatori meccanici fino al loro completo mescolamento.
Si passa quindi ad un filtraggio su polvere di quarzo, passo molto importante, fino ad arrivare all'ultimo stadio di produzione, il più delicato ed importante, che consente di dare al prodotto il suo particolare bouquet. Si fa passare il prodotto in un filtro di carbone di legno di betulla, tale carbone viene prodotto in presenza di vapore acqueo surriscaldato e in assenza di aria.
Mentre la normale filtrazione, riesce solo a togliere le impurità presenti in un prodotto, il passaggio attraverso il carbone di betulla, innesca un processo fisico e chimi9co catalizzando le reazioni di ossidazione dell'alcool ed influendo in un modo determinante al suo affinamento e gusto.


mercoledì 29 dicembre 2010

AIBES: Associazione Italiana Barman E Sostenitori





Nell'immediato dopoguerra, accantonate in parte le preoccupazioni, l'Italia può riscoprire i piaceri di ogni giorno. In questo clima, l'AIBES, Associazione Italiana Barmen e Sostenitori, viene fondata il 21 settembre 1949, per iniziativa del conte Antonio Spalletti Trivelli, possidente.
L'iniziativa del conte è condivisa da altre nove persone:

  • Giorgio Tremi, ingegnere e cavaliere del lavoro,

  • Cesare Ponti, banchiere

  • Enrico De Adria, antiquario

  • Max Imbert, antiquario

  • Rigoletto Benedetti, barman

  • Giovanni Belloni, commerciante e pittore

  • Federico Pariani, ingegnere

  • Max Origoni, industriale.

  • Pietro Grandi; commendatore e direttore d'albergo 

  • Un barman, quindi, ed un albergatore, ma ben otto estranei all'ambiente del pubblico esercizio fra i suoi fondatori. L'AIBES, nella storia, è l'unica associazione di categoria voluta e promossa dai suoi clienti, più che dai facenti parte. Infatti il primo presidente dell'associazione, il promotore Antonio Spalletti Trivelli, ben presto cede l'incarico a Pietro Grandi, rimanendo però Presidente Onorario.

    I Presidenti dell'A.I.B.E.S., dalla fondazione, sono stati: Pietro Grandi, Angelo Zola, Stefano Preti, ancora Angelo Zola, Luigi Parenti, Umberto Caselli, Giuseppe Diani, Ferruccio Bocus, Camillo Bosco fino all'attuale Giorgio Fadda.

    La prima sede dell'A.I.B.E.S. fu l'Albergo dei Cavalieri, in Piazza Missori, 1 a Milano. Nel 1968 si trasferisce in Via Baldissera (sede propria), l'inaugurazione avvenne il 12 Novembre.
    Alla prima lettera, spedita il 17 Novembre 1949 nei bar più prestigiosi d'Italia, risposero 29 barmen professionisti che si erano distinti per la serietà con la quale svolgevano il loro lavoro. E quei 29 barmen furono il nucleo originario dell'AIBES. Oggi, e questo è un dato che fa capire la crescita dell'associazione, i soci sono circa 3.100.

    L'A.I.B.E.S. è altresì membro fondatore dell'Associazione Internazionale dei Barmen. Tale associazione che, in ossequio alla diffusione della lingua Inglese, verrà sempre denominata con la sigla I.B.A. (Intenational Bartenders Association), fu costituita a Torquay, cittadina della costa meridionale Inglese, il 24 Febbraio 1951. Per diversi anni AIBES ne ha retto la Presidenza con i carismatici: Pietro Grandi, Angelo Zola, Stefano Preti, Umberto Caselli, e dall'Ottobre 2005 Derrick Lee dell'A.B.S. (Singapore) è l'attuale Presidente, mentre il nostro Umberto Caselli, con grande onorificenza, è stato nominato Presidente Onorario I.B.A.

    Dalla fondazione ad oggi, l'attività dell'Associazione Italiana è proseguita con successo. Accanto ai soci effettivi sono aumentati anche i Soci Sostenitori ed Onorari.
    Anni di storia riassunti in poche righe: un'impresa ardua, ma nello stesso tempo facile; perché in questo mezzo secolo l'A.I.B.E.S. ha conservato intatta, senza il minimo mutamento la politica fissata dallo statuto del 1949: quella volta alla tutela e all'insegnamento della professione, affinché un barman A.I.B.E.S. sia in ogni caso giudicato un professionista inappuntabile.

    [Fonte: http://www.aibes.it/]

    Gli attrezzi da barman

    Un barman che si rispetti deve conoscere e saper utilizzare tutta l'attrezzatura che ha in modo idoneo, per aiutarvi in ciò vi riporto di seguito una lista di tutto ciò che occorre al bar per creare degli ottimi drink, la loro funzione, e una foto che li rappresenta per riconoscerli meglio:
    • Shaker continentale (shaker tradizionale): uno shaker composto da tre pezzi: una parte inferiore in cui viene vengono aggiunti gli ingredienti, una parte superiore forata che serve da filtro per il ghiaccio e il drink, e il coperto alla sommità dello shaker. Gli ingredienti vanno versati all'interno dello shaker con ghiaccio e shakerati energicamente, bisognerà poi togliere il tappo dallo shaker e versare nel bicchiere più adatto.




    • Boston Shaker: è detto anche shaker americano è composto da due parti, una in acciaio e l'altra in vetro. La parte in vetro è più piccola di quella in acciaio in quando deve essere inserita all'interno di ques'ultima per la shakerata finale. Basta versare i liquidi con il ghiaccio nella parte di vetro, unire come nella figura i due pezzi e shakerare energicamente ed usare poi uno strainer per filtrare il tutto.








    •  Mixing Glass: è utilizzato per i cocktail composti con ingredienti simili per densità. Basta riempire il mixing glass con ghiaccio e gli ingredienti e mescolare delicatamente con un bar spoon, applicare lo strainer e filtrare il tutto.








    •  Strainer: è un colino di ferro usato con il boston o il mixing glass per filtrare il drink nel bicchiere.









    • Bar Spoon o stirrer: letteralmente vuol dire cucchiaino da bar e viene usato in combinazione con il mixing glass per miscelare il drink









    • Metal Pour: un beccuccio di acciaio per versare sempre una certa dose ed essere così più precisi, è molto usato per il flair bartending. Basta applicarlo su di una normale bottiglia e versare e il liquido verrà versato in modo preciso e senza sprechi.





    • Jigger o misurino: è un misurino utilizzato per versare la giusta quantità di liquido, è composto da due contenitori uniti per la base che contengono 4 e 2 cl.

    Il Rum

    Il rum è un distillato della canna da zucchero che può essere ottenuto dal succo della canna (vesou) con sistema detto agricolo o della stessa melassa (scarto della lavorazione della canna) con un sistema detto industriale.





    PRODUZIONE
    La canna raccolta a giusta maturazione viene pulita e lisciviata. Nel primo caso (sistema agricolo) si otterrà un fermentato utilizzando l'estratto della canna (crashing), rappresentata da un succo ad alta concentrazione zuccherina (15% circa), di colore giallo verdastro e facilmente fermentabile che prende nome vesou.

    Per ottenere l'acquavite si procede ad una distillazione continua oppure ad una doppia distillazione discontinua ottenendo un'acquavite agricola che titola 55-58° alcolici, detta grappe blanche.
    L'acquavite ottenuta può affinarsi in acciaio, essere subito imbottigliata, oppure essere invecchiata in legno per dodici e più mesi. Dopo 12 mesi può essere filtrata con procedimento decolorante e imbottigliata com rum chiaro (light) oppure invecchiata per un periodo minimo di 3 anni e classificata come rum vieux.
    L'altro sistema, detto rum industriale, è ottenuto dalla melassa (prodotto fermentescibile risultante dalla lavorazione industriale della canna da zucchero).
    Ottenuto il vino base della melassa, si procede alla distillazione in alambicco continuo a colonna e poi si invecchia l'acquavite, come per il rum agricolo, per 12 o più mesi. In certi paesi produttori è consentito anche l'uso del caramello in minima parte.



    La classificazione dei cocktail


    Classificare tutti i drink esistenti è un arduo compito, principalmente la classificazione più utilizzata è così composta:
    • Pre-dinner: rappresentano tutti gli aperitivi in quanto "pre-dinner" vuol dire appunto "prima dei pasti". Quando pensiamo ad un aperitivo pensiamo ad un cocktail tendente al secco, di tenore alcolico medio basso, che stimoli la secrezione di succhi gastrici e l'inevitabile conseguente sensazione di fame; dunque scegliamo ingredienti quali vermouth, succo di limone o pompelmo, bitter, gin, whisky o vodka.
    • After-dinner: rappresentano tutti quei drink presi dopo il pasto ("after-dinner" vuol dire infatti "dopo il pasto"). Gli after-dinner hanno carattere corposo, tenore alcolico alto e sapori decisi che possono essere dolci, amari o sour (aspri).
    Negli ultimi anni si è poi venuta a creare un ultima classificazione dei drink, quelli detti a tutte le ore. I drink classificati sotto questo nome sono drink dissetanti e ricchi di sfumature di sapore e di colore, includendo succo o polpa di frutta nostrana o tropicale.

    Il mondo dei Cocktail

    Cosa intendiamo, oggi, quando parliamo di cocktail? Quanti tipi di cocktail esistono? In realtà, tutti i drink che vi vengono serviti sono cocktail se nella loro preparazione viene adoperato più di un ingrediente.



    Una serie di variabili permette di classificarli per famiglie o per categorie. Innanzitutto sono alcolici o analcolici a secondo che la loro base sia un distillato piuttosto che un succo di frutta; si possono dire straight oppure on the rock se sono serviti lisci o con ghiaccio; possono essere chiamati con il nome degli ingredienti base (cup per la preparazione con spumanti o champagne, egg-nog per quelli con latte e uova).

    Secondo alcuni il termini cocktail deriverebbe da una bevanda (il coquetel) servita nella seconda metà del Settecento agli ufficiali francesi che combattevano nella Guerra d'Indipendeza americana, mentre altri ne riconducono l'origine all'epoca del proibizionismo americano, gli anni Venti del Novecento, quando la necessità di coprire il colore delle bevande alcoliche fece si che nascessero queste bevande miscelate.

    In breve tempo i cocktail ebbero grande successo e la loro popolarità è andata sempre crescendo. Negli articoli che troverete in questo blog vi suggeriremo gli ingredienti e gli strumenti necessari per preparare i cocktail più famosi... e non solo.